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75 anni di BASF in Italia: una storia Made in Italy

Quest’anno ricorre il 75esimo anniversario dalla nascita di BASF in Italia. Una ricorrenza che offre lo spunto per fare un bilancio e trovare lo slancio per affrontare con determinazione le sfide del nuovo millennio.

Il secondo dopoguerra, il boom economico, gli anni della grande industria italiana, la TV a colori, l’avvento dell’euro, la rivoluzione digitale, la pandemia: BASF c’è. C‘è sempre stata. E ci sarà. Per sostenere l’industria italiana, per proteggere la competitività del Made in Italy, per contribuire rendere il nostro Paese un posto migliore.

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BASF IERI

Nel 1946 BASF entra nel mercato italiano affidando la distribuzione dei propri prodotti a SASEA, azienda milanese con cui collaborerà fino alla definitiva acquisizione, nel 1974, e al successivo cambio di ragione sociale nel 1985. Proprio dalla metà degli anni ‘80 ha inizio una fase di forte espansione in cui la sede di Cesano Maderno diventa il nucleo produttivo italiano, consentendo a BASF Italia di assumere un ruolo da protagonista nel panorama industriale nazionale.

Gli anni che seguono sono intensi e ricchi di acquisizioni, minori ma strategiche, per consolidare il posizionamento. Ma è a cavallo del nuovo millennio che BASF Italia compie il passo che le consente il salto di qualità: disinvestire nel settore farmaceutico per concentrarsi sulla chimica industriale.

BASF OGGI

Con le sue filiere e le sue eccellenze nei diversi settori, l’Italia si riconferma un mercato strategico per il Gruppo, anche nel nuovo millennio. 11 centri, di cui sei produttivi, ed uno staff complessivo di circa 1.300 persone consentono a BASF Italia di mantenere un ruolo da protagonista nel settore chimico nazionale, grazie al forte know-how tecnico ed alla lunga tradizione.

Attraverso progetti orientati all‘innovazione e a soluzioni intelligenti, BASF supporta l‘eccellenza Made in Italy con un approccio modellato sulle specifiche esigenze dei clienti locali e i requisiti derivanti dagli elevati standard di sostenibilità, a livello internazionale.

I primi 75 anni di BASF in Italia sono stati vissuti all’insegna di innovazione e vicinanza ai clienti.

Nel 2021, si concretizzano ne "La formula del futuro" che viene alimentata dalle competenze dei collaboratori e che sostiene lo sviluppo di soluzioni che rispondono alle sfide della nostra epoca.

Approfondisci qui le tappe della storia di BASF in Italia

Foto storica

Gli inizi e la fase distributiva - commerciale

BASF, azienda chimica tedesca, apre nel 1946 in Italia il primo canale distributivo per la commercializzazione dei suoi prodotti affidandosi alla società milanese SASEA e mantenendo tale configurazione fino alla fine degli anni ’60. Oltre alla vendita di prodotti chimici di base, prodotti per il tessile, materie plastiche, fertilizzanti e antiparassitari, BASF si inserisce anche nel mercato Audio-Video. In questo ventennio, complice anche il boom economico, crescono le potenzialità del mercato italiano e soprattutto quelle del settore chimico che portano a nuove acquisizioni ed investimenti: entrano nel Gruppo società come Elastogran (poliuretani).

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L’ampliamento e la fase produttiva

Da Ludwighshafen, headquarter di BASF, si matura la necessità di avere accesso diretto al mercato italiano: nel 1974 SASEA viene rilevata e nel 1985 cambia ragione sociale in “BASF Italia S.p.A.” a dimostrazione della rilevanza assunta dal business nella penisola. Nello stesso anno BASF acquisisce la multinazionale americana Inmont (vernici, inchiostri, pigmenti) che, in Italia, porta a incorporare gli stabilimenti di Cesano Maderno, Baranzate, Caronno Pertusella, Cinisello Balsamo. Durante gli anni ‘90 gli uffici milanesi vengono trasferiti a Cesano Maderno che diviene sede principale del Gruppo in Italia. Si consolidano qui le attività legate alla produzione di pigmenti e coloranti per combustibili e si realizzano impianti produttivi di ausiliari tessili. Nel 1995 entra la Termolan (isolanti termoacustici), e con essa il sito di Bibbiano (Reggio Emilia).

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Chimica per l'industria e la fase della riconversione strategica

A cavallo fra i due millenni BASF rivede la propria strategia che porta da un lato a interrompere l’attività produttiva (trasferita in Cina) di Cesano Maderno che rimane centro nevralgico del Gruppo in Italia; dall’altro a disinvestire nel mercato farmaceutico per allargare gli ambiti di attività in altri settori ritenuti più in linea con l’identità aziendale, quella chimica. Nel 2006, con l’acquisizione a livello internazionale di Engelhard e del settore prodotti chimici per costruzioni di Degussa, BASF avvia la sua attività nel sito di Treviso, dove insieme al sito di Latina, produce e commercializza materiali destinati all’industria delle costruzioni; nel 2007 diventa attiva anche nella produzione di catalizzatori a base di metallo prezioso (sito di Roma). Nel 2009, a seguito dell’acquisizione dell'azienda svizzera Ciba da parte di BASF, il sito di Pontecchio Marconi (BO) entra a far parte della divisione EV e di BASF Italia: specializzato nella realizzazione di additivi per materie plastiche, diventa il più importante stabilimento produttivo di BASF in Italia.

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Il nuovo decennio porta a nuove incorporazioni. Nel 2010, con l’acquisizione di Cognis si aggiunge anche il sito di Fino Mornasco (Como), specializzato in prodotti detergenti e cosmetici. E nel giugno 2013, a Cesano Maderno si inaugura l’innovativo centro di formazione Refinish Competence Center, dedicato alle tecniche e ai processi di verniciatura per il settore carrozzeria.
Il tema della sostenibilità, che l’aumento rapido della popolazione mondiale e un uso più consapevole delle risorse impongono, diventa centrale di tutte le scelte in materia di ricerca, sviluppo e investimenti, in linea con la nuova strategia internazionale del Gruppo “we create chemistry for a sustainable future”. Oggi BASF Italia è articolata in 11 centri, di cui sei produttivi, ed uno staff complessivo di circa 1.300 persone. Nel 2020 ha chiuso l’esercizio con un fatturato complessivo di 1,615 miliardi di euro, in calo del 8,7% rispetto all’anno precedente per la crisi pandemica.